Carta idrogeologica regionale della pianura padana

 

Poter disporre di una carta in grado di fornire una visione complessiva e sintetica del sistema idrogeologico esaminato è di notevole importanza nel quadro delle attività di ricerca sulla vulnerabilità delle acque sotterranee. Lo scopo non è quello di ottenere una rappresentazione dei diversi corpi acquiferi presenti nel sottosuolo della pianura corredata da valutazioni quantitative delle risorse idriche sotterranee, ma quello di fornire un quadro di riferimento idrogeologico per la valutazione della vulnerabilità. A tal fine si è concentrata l’attenzione su quegli elementi caratteristici del funzionamento generale del sistema, che non sempre sono tenuti in conto negli schemi valutativi.

La carta ha pertanto una spiccata valenza sistemica ed identifica, con il dettaglio coerente con la scala di lavoro e con modalità semiquantitative, gli aspetti idrodinamici regionali, le condizioni al contorno, ed i rapporti tra i corpi idrici. In particolare essa è una rappresentazione delle informazioni disponibili sulla struttura del sistema idrogeologico, sulle sue condizioni al contorno, con particolare riguardo al bordo dei rilievi e all’interno della pianura, sui rapporti tra le acque superficiali e sotterranee, sui rapporti tra le acque dolci e salate nella zona costiera, sulla caratterizzazione dei corpi costituenti il substrato, nonchè sui rapporti con gli apparati glaciali (Brgm, 1980; CNR,1989; Servizio Geologico d’italia, 1983).

La carta non contiene e non rappresenta esplicitamente le caratteristiche di costituzione del sottosuolo, sia per quanto riguarda la zona satura che per quella non satura, che sono state invece utilizzate per elaborazioni in termini di distribuzione percentuale di sabbia, ghiaia e limo, nell’ambito della valutazione della vulnerabilità.

E’ quindi evidente che la carta presentata non può essere considerata completamente esaustiva ai fini della caratterizzazione idrogeologica della pianura, ma piuttosto rappresenta un elemento complementare, funzionale ai fini della valutazione della vulnerabilità. Da un punto di vista concettuale, la rappresentazione è legata ad uno schema unico di riferimento, che evidenzia i rapporti tra il substrato, i depositi di pianura, le idrozone del sottosuolo e le acque salate del mare. E' evidente che le condizioni ipotizzate sono molto schematiche sia per la scala utilizzata sia perchè sono riferite a condizioni idrauliche normali, per cui, nei dettagli ed in particolari condizioni di bilancio, la situazione prefigurata può variare, come ad esempio nella distribuzione dei fontanili.

In ogni caso questa modalità di rappresentazione permette di comprendere le caratteristiche idrogeologiche ai bordi e nella pianura sia per la identificazione delle zone di ricarica, e quindi per la valutazione del bilancio di massa, sia per la presenza di eventuali fonti di inquinamento. Le informazioni riguardanti la caratterizzazione geologica ai bordi della pianura sono state desunte per quanto concerne la parte prealpina dal Modello Geodinamico d’Italia in scala 1:500.000 (Cnr, 1989), e per il bordo appenninico dalla Carta Geologica d’Italia in scala 1:500.000 (Servizio Geologico d’Italia, 1983).

La rappresentazione delle caratteristiche idrodinamiche delle falde superficiali rappresenta uno dei principali elementi informativi della Carta Idrogeologica Regionale e costituisce, anche se in modo indiretto, uno dei parametri utilizzati nella valutazione della vulnerabilità.

Per l’elaborazione di questo tematismo sono stati utilizzati i dati relativi alle campagne di misura realizzate nell’intervallo 1975-1988 in settori della pianura con una dimensione regionale (Beretta, 1986; Idroser S.p.A., 1988; Regione Friuli Venezia Giulia, 1987; Camazzi et al., 1988) o superiore (Regione del Veneto, 1985), integrati con i contributi scientifici originali e con altri dati inediti forniti da istituzioni universitarie ed enti di ricerca (Stefanini, 1972; Antonelli & Dal Prà, 1980; Dal Prà & De Rossi, 1989). In particolare, per il settore di bassa pianura emiliano-romagnola sono stati invece utilizzati i dati relativi ad una campagna di misura che ha interessato gli acquiferi freatici, realizzata a cura del Consorzio di 2° grado per il Canale Emiliano-Romagnolo. Per gli altri elementi o aspetti idrodinamici, quali scambi tra corsi d’acqua e falde, fontanili, rapporti acque dolci acque salate, si è fatto ricorso agli studi di letteratura, prevalentemente quelli dell’IRSA, integrati da contributi originali forniti dalle istituzioni scientifiche che hanno collaborato alla ricerca.

Nell’ambito della schematizzazione delle tipologie idrogeologiche, i corpi rocciosi del substrato ai bordi della pianura sono stati distinti in due tipi: substrato con permeabilità prevalente da molto alta a media; substrato con permeabilità prevalente da bassa a trascurabile. Nella trattazione, i primi sono considerati corpi permeabili s.l. mentre i secondi corpi impermeabili s.l.. Quelli impermeabili sono riferiti ad unità le cui litologie sono costituite da argille, sabbie argillose, sabbie fini, molasse, gonfolite, flysch, marne, calcari marnosi, calcari selciferi, rocce cristalline, ecc.. Tali termini si ritrovano lungo tutto il bordo appenninico, l’arco prealpino occidentale e in parte lungo quello centro-orientale.

Le unità permeabili sono rappresentate da termini carbonatici, per lo più mesozoici, che si ritrovano con continuità lungo il bordo prealpino centro orientale, nelle prealpi del bresciano, del veronese, ed in quelle veneto-friulane e del Carso.

Le unità costituenti la pianura sono schematicamente distinte da un punto di vista idrogeologico in: depositi fluvioglaciali, fluviali, lagunari e deltizi con permeabilità variabile da molto alta (alta pianura) a scarsa (bassa pianura); depositi glaciali s.l. con permeabilità da bassa a trascurabile. Per questi ultimi si è cercato inoltre di rappresentare i rapporti geometrici con il substrato e con i depositi fluvioglaciali e fluviali.